giovedì, 18 giugno 2009

FALSI E CORTESI

 

Tanto tempo fa mi capitò di ragionare, con un conoscente siciliano da poco trapiantato a Milano per lavoro, sulle abitudini dei milanesi in occasione di compleanni e avvenimenti vari da celebrare insieme. Questa persona mi raccontò che era appena stato invitato a festeggiare il compleanno di una collega con un aperitivo a cui si erano dati appuntamento amici e conoscenti. La serata si svolse tranquillamente, ma quando arrivò il momento di pagare il mio conoscente si accorse che l’aperitivo non era stato offerto dalla festeggiata come lui si era immaginato, povero provinciale abituato alla buona educazione che in città è così démodé. Dalle mie parti quando uno fa il compleanno e invita gli amici a bere, è lui che paga - diceva stupito. E io a spiegargli quasi imbarazzato che a Milano non funziona così: in questa città che produce tanto Pil ma ben poca educazione, se ti invitano a passare del tempo con te con tanti sorrisini e chili di smancerie, devi capire che lo fanno perché “si fa così”, non perché realmente conti qualcosa per la persona che invita. E poi, vogliamo mettere? Pagare da bere è cosa d’altri tempi. Da osteria di paese, forse, non certo da happy hour in Brera. Qui a Milano – raccontai al conoscente stupefatto – capita anche che la gente ti inviti a una festa organizzata a casa e poi ti chieda di pagare la tua quota di cibaglie comprate per festeggiare: a me è successo.

 

Penso di capire l’atteggiamento ostile che molti “trapiantati” a Milano hanno sviluppato nei confronti dei milanesi, proverbialmente falsi e cortesi. Insomma, se proprio non possono tirarsi indietro dal mostrare il braccino corto, che almeno ci risparmino le false buone maniere.

postato da: moroconocchiali alle ore 22:43 | Permalink | commenti (2)
categoria:
sabato, 13 giugno 2009

NO SMOKING

Ho letto oggi questa notizia. E ho riflettuto sul fatto che da un po’ di tempo, almeno da quando in Italia è entrata in vigore la legge che vieta la sigaretta in tutti i luoghi pubblici, sono diventato intollerante al tabacco. Se infatti da un lato ho sviluppato un fastidio fisico per l’odore che il fumo lascia addosso e un’intolleranza alle nuvolette “sputate” da chi con estrema maleducazione ti fuma in faccia, dall’altro è nata in me una notevole repulsione in senso lato nei confronti dei fumatori in genere. Chiamatemi pure snob, ma non posso fare a meno di giudicarli irrispettosi, presuntuosi, maleducati. Naturalmente cerco di convincermi che questa non può che essere una generalizzazione: non tutti i patiti della sigaretta avranno la pessima abitudine di fumarti davanti senza chiedere il permesso, in fondo si dovrebbe trattare di buona educazione!

Eppure la mia esperienza sembra dirmi il contrario. La maggioranza dei fumatori che ho avuto occasione di incrociare nella mia vita erano realmente poco inclini a rispettare la volontà dei non fumatori di non intossicarsi. Non solamente: erano spesso persone poco rispettose anche sotto altri aspetti, persone abituate a considerare i loro bisogni come imprescindibili e a non vedere quelli degli altri. In altre parole, gente egoista, egocentrica, antipatica e antisociale.

Continuo a cercare di convincermi che il legame tra vizio del fumo e carattere sia del tutto arbitrario, frutto di una mia visione distorta, eppure un’istintiva repulsione mi tiene sempre più lontano da chi nonostante i divieti non ha perso il vizio e continua orgogliosamente a fumare. Magari (in questo le donne sono maestre) accompagnando il gesto della sigaretta con quelle espressioni artefatte e vezzose che fanno tanto persona socialmente affermata.

postato da: moroconocchiali alle ore 18:24 | Permalink | commenti (1)
categoria:
giovedì, 11 giugno 2009

CAVE CANEM

 

La stazione di provincia è ustionata dal sole di metà giugno. Pochi passeggeri e due operai al lavoro. A torso nudo, sono carbonizzati dal sole. Maschi.

 

Un anziano passeggero ha in braccio un cagnolino. Uno yorkshire che lui chiama “Lady”. L’anziano è sfatto, troppo magro dentro ai vestiti che indossa, lo sguardo inutilmente vispo, la camminata vezzosa. Sembra pazzo. Ma guarda, e riguarda, i maschi operai. Butta lì una frase ai due, una battuta. Senza pretese e senza risposta.

 

Intanto il silenzio del primo pomeriggio è spaccato in due dal passaggio di un treno ad altissima velocità, che copre ogni suono e spazza via i pensieri. “Bisogna stare attenti quando passa il treno” dice il vecchio agli operai, che guardano con occhi trasparenti. “Se non lo tengo bene, il vento che sposta il treno me lo risucchia, il cane. Come un aspirapolvere”. Un mezzo sorriso dei maschi, virilmente ebeti. Uno dei due glielo accarezza, il cane. Nessuno lo sente, ma il vecchio sta quasi ansimando. Nella stazione di provincia ustionata dal sole.

postato da: moroconocchiali alle ore 19:40 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 07 giugno 2009

COSA NON E’ L’AMICIZIA

 

Oggi pensavo a un episodio che mi è capitato circa due anni fa. Un sabato mattina, svegliandomi, mi accorsi che ladri erano entrati in casa mettendo a soqquadro una stanza e portandosi via qualcosa. Niente di valore, certo, ma i documenti erano spariti tutti. Mi ritrovavo così in casa da solo – allora non ero ancora fidanzato – senza soldi, senza carta d’identità e senza bancomat. Come prima cosa bloccai tessere e cellulare e corsi a fare denuncia.

 

Ero piuttosto scosso, come è normale quando qualcuno ti entra in casa mentre dormi (probabilmente fui narcotizzato). In mattinata mandai un’email a tutti i miei contatti per raccontare dell’accaduto dicendo che se avessero avuto bisogno di me mi avrebbero dovuto cercare sul fisso, visto che anche il cellulare era stato rubato.

 

In breve. Alla mia email risposero due persone: I., che si offrì di venire a trovarmi, e T., il ragazzo che allora frequentavo, che venne a trovarmi e a farmi la spesa. Dagli altri amici, o presunti tali, vi fu il più completo silenzio. Non una telefonata per chiedermi come stessi (è normale essere scossi in questi casi, no?), non una persona che venne a trovarmi per il semplice piacere di stare con me.

 

Ma non è tanto questo a cui pensavo con dispiacere. Fu una risposta a quell’email a lasciarmi di stucco. L’amica che credevo tale, se non altro per una conoscenza decennale, con il suo solito stile infantile alla Hello Kitty mi rispose all’incirca con un “oh povero A., mi dispiace tanto. Bacini bacetti” più poche altre smancerie da email, salamelecchi virtuali che non ricordo più, ai quali ovviamente non fece seguito una sua concreta offerta di aiuto.

 

Pensavo a questo episodio di disgustosa finzione verbale – quella delle smancerie che abbondano virtualmente ma che non corrispondono ad alcun atteggiamento reale – perché mi trovavo poco fa a pensare se chiamare o meno questa amica per ricordarle della mia imminente festa di compleanno. Non ho voglia di usare smancerie per giustificare il fatto che non ci si vede mai: del resto è lei stessa a ricordarmi ad ogni occasione che ci sentiamo (ormai rarissime) che in fondo “abiti troppo lontano, che sbatti!” (da pronunciarsi con intonazione trendy-milanese). Per la cronaca, l’interminabile distanza è quella che separa corso Sempione da Lambrate.

 

Forse non c’è bisogno di chiudere definitivamente una relazione di amicizia come si fa con le storie d’amore. Ma di certo è d’obbligo capire cosa non è una relazione d’amicizia.

postato da: moroconocchiali alle ore 19:57 | Permalink | commenti (1)
categoria:
sabato, 06 giugno 2009

DIGNITA'

Vicolo Desolazione è sempre più desolante. Ora una triste donna di mezza età urla nel cortile vuoto davanti a un citofono: “lui non deve permettersi di mandarmi affanculo, fallo scendere che gli gonfio la faccia”. E al vociare che esce dal muro, risponde: “mi ha mandato affanculo, adesso chiamo i carabinieri e lo denuncio, che mi deve chiedere scusa”. Scena di sguaiata mortificazione: buttiamo via la dignità in un pomeriggio di vento che soffia forte e scompiglia capelli e pensieri.

postato da: moroconocchiali alle ore 18:26 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 12 febbraio 2009

EROE ROMANTICO

Capita a volte, come stasera, che io mi senta stranamente pieno di energie. Considerando che non è mia abitudine tirare cocaina, rimango piacevolmente sorpreso da questi momenti che fanno da contraltare a quelli di appiattimento. Ragionando, però, mi rendo conto che queste fasi di ipereccitazione non sono poi così tanto fertili in termini creativi come si potrebbe immaginare. Anzi. Finisce sempre che mi agito qua e là facendo e disfacendo cose inutili, progettando e pianificando, senza giungere a nulla di sostanziale. Forse – incomincio a pensare – è per me più creativa la malinconia, il vague des passions, lo spleen. La malinconoia. E grattiamoci gli zebedei con quest’ultima citazione.

postato da: moroconocchiali alle ore 20:27 | Permalink | commenti (2)
categoria:
giovedì, 29 gennaio 2009
RECUPERI, PROPOSITI E TRENI

Sì, grazie. Ora sto un po’ meglio. Devo dire che forse esageravo un po’, qui sotto. Ora è un po’ diverso. Voglio dire, il lavoro alla fine è una gran cosa. Se non altro ti aiuta a non pensare, a concentrarti sulla concretezza delle cose. E per uno come me è perfetto.

Proposito per il nuovo anno, un po’ in ritardo, è tornare a riempire un po’ questo blog che ho praticamente abbandonato. Mi fa bene, sono certo. Fa bene anche alla scrittura, visto che il lavoro di adesso ha in parte messo da parte la mia passione – o presunta tale – per la scrittura.

Secondo proposito per il nuovo anno: dare una svolta al lavoro. Non che non funzioni quello di adesso, tutt’altro. Semplicemente inizia a starmi un po’ stretto. Non vorrei fossilizzarmi, capite? Peccato che non capisco se per certe svolte sono pronto oppure no, se sono in tempo o se ho perso troppi treni.

Ecco: perdere un treno. Una metafora angosciante, questa, che mi è capitato di sentir da molti, parlando di occasioni lavorative mancate, di giovani speranze invecchiate nell’inedia della routine, di professionisti mancati perché incapaci di cogliere opportunità. Forse ne ho persi anch’io di treni, solo che non avendoli nemmeno visti passare non ci ho fatto caso. E questo mi inquieta non poco. Chissà.
postato da: moroconocchiali alle ore 18:51 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 23 agosto 2008

PARABOLA

Sono più di due anni che sto nella giara e sono quasi sette mesi che GregorConOcchiali ha preso il posto di MoroConOcchiali. Una presenza a dir poco scomoda si è impossessata della mia vita. Ora rileggo la storia di Moro su queste pagine e sempre più chiaro mi appare il suo percorso: le premonizioni di una fine, il senso di perdita, di solitudine, l’alienazione e la constatazione di una perdita. Ora spero solo di uscirne vivo.

postato da: moroconocchiali alle ore 00:38 | Permalink | commenti (4)
categoria:
venerdì, 15 agosto 2008

MY BACK PAGES

Ogni tanto rileggo le pagine passate di questo blog. Mi fa strano in un periodo come questo andare a ripescare me stesso di uno, due, tre anni fa. Già tre anni. Da non credere. Lo so, questo blog non lo sto più aggiornando. Ma io ci sono sempre, sono solo un po’ nascosto. Agli altri ma anche a me stesso. Diciamo che è un concetto complicato, ve lo spiego un’altra volta.

Rileggermi mi fa strano, ma mi fa piacere in fondo. Innanzi tutto il piacere narcisistico, fin troppo ovvio, di apprezzare me stesso a distanza. Ma poi c’è il gusto sottile di andare a ripescare com’ero, cosa pensavo. Eh sì, in questi mesi di assenza sono cambiato: i problemi di oggi mi stanno rendendo più cupo e realista, triste, ma certamente più adulto.

My back pages. Mi frulla in mente questo titolo da dare al post. E mi frulla in testa anche la canzone, anche se in me ora non c’è la spensieratezza di quelle note. E il senso è letteralmente opposto: ora sono più vecchio e stanco che mai.

Crimson flames tied through my ears
Rollin' high and mighty traps
Pounced with fire on flaming roads
Using ideas as my maps
"We'll meet on edges, soon," said I
Proud 'neath heated brow.
Ah, but I was so much older then,
I'm younger than that now.

Half-wracked prejudice leaped forth
"Rip down all hate," I screamed
Lies that life is black and white
Spoke from my skull. I dreamed
Romantic facts of musketeers
Foundationed deep, somehow.
Ah, but I was so much older then,
I'm younger than that now.

Girls' faces formed the forward path
From phony jealousy
To memorizing politics
Of ancient history
Flung down by corpse evangelists
Unthought of, though, somehow.
Ah, but I was so much older then,
I'm younger than that now.

A self-ordained professor's tongue
Too serious to fool
Spouted out that liberty
Is just equality in school
"Equality," I spoke the word
As if a wedding vow.
Ah, but I was so much older then,
I'm younger than that now.

In a soldier's stance, I aimed my hand
At the mongrel dogs who teach
Fearing not that I'd become my enemy
In the instant that I preach
My pathway led by confusion boats
Mutiny from stern to bow.
Ah, but I was so much older then,
I'm younger than that now.

Yes, my guard stood hard when abstract threats
Too noble to neglect
Deceived me into thinking
I had something to protect
Good and bad, I define these terms
Quite clear, no doubt, somehow.
Ah, but I was so much older then,
I'm younger than that now.

postato da: moroconocchiali alle ore 01:06 | Permalink | commenti (3)
categoria:
sabato, 28 giugno 2008

CI SONO ANGOLI

Ci sono angoli abbandonati di penombra – dolci rifugi di succosi momenti, quelli che ti fanno piangere di gioia nel ricordo dei vent’anni – che sono lì ad aspettarti, e basta girare la testa e li rivedi. Ora, però, sempre più raramente riaffiorano alla mente spontaneamente: il caos di un presente senza passato e futuro, mesi difficili questi che hanno soffocato anche l’alito di vita che è il passato.

E così mi ritrovo, nel fine settimana di fine giugno, la sera o la notte a rievocarlo forzosamente, questo venerato passato recente ma già sepolto. Basta un cuscino, un lenzuolo fresco, la leggera brezza che finalmente sale la sera, le finestre aperte. E poco più: uno sforzo di memoria che si aggancia ai dettagli e subito le dighe si aprono e violento sbotta il fiume dei ricordi.

Profumi, momenti, parole, gesti: c’è dentro tutto nelle graziose e dolci memorie dei miei vent’anni che sembrano ieri ma son già dieci anni. C’è dentro un vialetto rosa chiaro alla periferia, tra orticelli abusivi e la fine della città, c’è la spesa infrasettimanale, la mensa e il locale, lo studio e gli amici, banchi e file, chiostri e poesie, borse e parchi, battute e giochi. E ancora, giornaletti, biblioteche, passeggiate, bar, colazione e tram - rovente a luglio – e poi esami, libretto giallo, nomi e codici, festa a casa, scrivimi quest’estate, insieme una follia, proviamo, facciamo, facciamo, corriamo. E sempre veloce, che il tempo passa.

postato da: moroconocchiali alle ore 12:36 | Permalink | commenti (2)
categoria: